Io sono sempre più convinto che se ci sarà una colonna sonora per l’apocalisse (intesa qui nel suo significato improprio di distruzione e non nel suo aspetto di rivelazione, ça va sans dire) saranno note dell’Europa dell’est. Sporcate di punk, dolore e popoli e persone che si mescolano e si confondono.
Un po’ come dire: i Gogol Bordello. Dall’Ucraina agli Usa passando per chissà quali altre parti del mondo.
Il concerto di ieri sera è stato un’esperienza. Mi sono pure preso la lattina di birra lanciata da Eugene dal palco. Eh, dico io. Che di certo l’attitudine punk, gypsy punk, non manca.
Un attacco sonoro, una danza incessante, una scarica di adrenalina. E pure una cover di Mala Vida, della Mano Negra.
Pare che a novembre siano di nuovo in Italia, comunque, almeno stando all’agenda linkata dal loro sito, e sempre all’Estragon, nel cui programma, però, non c’è nulla. Anyway.
Qua trovate le poche foto scattate nei rari momenti di quiete e stabilità su due piedi (ce n’è una splendida di un’AnniKa decisamente entusiasta con Eugene tendenzialmente sbronzo).
Il resto è delirio. E vodka, che non è mai abbastanza.
*Se non cogliete il senso di questa frase, guardate Ogni cosa è illuminata e tutto vi tornerà. O forse no…