:: Z.t.l. – The blog ::

image from wopah.com

Questi ottocento grammi di folle amore

Infinite Jest,Nuove autorizzazioni | by ztl | martedì 5 settembre 2006 - 10:23

Rientriamo dalle vacanze estive con un ennesimo atto d’amore verso uno degli autori che più amiamo: David Foster Wallace. Ne abbiamo già parlato, anche su Sette sere. Abbiamo creato una categoria apposita sul blog. Proviamo, con l’approssimazione delle nostre parole, a continuare le nostre riflessioni

continua…

Federer Moments

Infinite Jest | by Nemo | lunedì 4 settembre 2006 - 13:37

Finale dello US Open 2005, Federer contro Agassi, siamo all’inizio del quarto set, Federer ha il servizio. C’è uno scambio piuttosto lungo di colpi da fondocampo, con il caratteristico andamento a farfalla del tennis da picchiatori che predomina ai giorni nostri, con Federer e Agassi impegnati ognuno dei due a far correre l’avversario da un lato all’altro del campo, cercando di trovare il colpo vincente … fino a quando, improvvisamente, Agassi tira fuori un potente rovescio incrociato che costringe Federer a decentrarsi alla sua sinistra: ci arriva, in allungamento col rovescio, ma il tiro esce corto e tagliato, mezzo metro oltre la linea di battuta, una di quelle situazioni in cui Agassi va a nozze, e mentre Federer si scalmana per cambiare direzione e recuperare la posizione centrale, Agassi si fa sotto per prendere la palla corta di controbalzo e la scaglia con forza nello stesso angolo di prima, per cercare di prendere Federer in contropiede, e in effetti ci riesce: Federer è ancora vicino all’angolo, ma sta correndo verso il centro, e la palla ora è diretta verso un punto dietro di lui, dove stava appena un attimo fa, e non c’è tempo di girare il corpo, e Agassi segue il colpo scendendo a rete sul rovescio … ed ecco che Federer, non si sa come, riesce a invertire istantaneamente la spinta, arretra di tre o quattro passi quasi saltellando, a velocità impossibile, e colpisce la palla di diritto sul suo lato di rovescio, con tutto il peso spostato all’indietro, e quel diritto è un topspin lungolinea da urlo, e Agassi, sceso a rete, si protende per cercare di intercettarlo, ma la palla lo supera, corre lungo la linea e va a atterrare esattamente sull’angolo destro del campo di Agassi, conquistando il punto, con Federer che sta ancora danzando all’indietro quando la palla tocca terra. (…)
Non so che razza di suoni siano usciti dalla mia bocca, ma la mia consorte dice di essere accorsa nella stanza e di aver trovato il divano pieno di popcorn e il sottoscritto in ginocchio, con gli occhi che sembravano quelli finti a palla che si trovano nei negozi di cianfrusaglie.
Questo è un esempio di Federer Moment (…)”

Tratto da “Federer il mutante e il segreto del tennis perfetto” di David Foster Wallace, pubblicato su “la Domenica di Repubblica” del 3 settembre 2006.

In difesa dell’aragosta

Infinite Jest | by AnniKa | giovedì 3 agosto 2006 - 16:49

Quanto è importante l’originalità? Tanto, secondo Gian Paolo Serino, almeno stando all’intervento in merito a David Foster Wallace sul blog della Lipperini, Lipperatura.

E’ un mondo senza memoria il nostro: e fa bene Wallace ogni volta a ricordarcelo riproponendo, come nuove, idee che con un eufemismo si potrebbero definire obsolete.

Dal mio punto di vista, un libro non deve essere necessariamente originale per essere bello; inoltre, il significato della parola “originale” è piuttosto relativo: non avendo mai letto William Wordsworth, Aldous Huxley, Neil Postman, Robbe-Grillet, Fredrick Pohl, C.M. Kornbluth, Walter Benjamin, William Gaddis, Bernard Wolfe e Tom Robbins (a dire il vero, tranne i primi due, non li ho nemmeno mai sentiti nominare) per me i libri, le idee, di Wallace sono originali;ok, sono un’ignorante, ma non è questo il punto.

il lettore, invece, impallidisce perché, non solo a libro chiuso, si rende conto di essere stato preso in giro, di trovarsi di fronte ad una lettura banale, dispendiosa e soprattutto inutile.

Da quando in qua un libro deve essere utile? Un sussidiario è utile, un atlante è utile, un dizionario è utile. A quanto mi risulta, Wallace non scrive sussidiari, atlanti o dizionari; i suoi libri possono essere più o meno belli, più o meno noiosi, più o meno stimolanti, più o meno divertenti. Non utili, non inutili.
A meno che non li si usi per alzare la gamba di un tavolo, certo, ma questo è un altro discorso.

La realtà è che il più delle volte David Foster Wallace è di un tedio e di una scontatezza intellettuale che sconvolge e che tutte le sue teorie si potrebbero riassumere in dieci pagine: una di testo e nove di citazioni delle fonti.

Affermazioni pesanti, queste.

Io resto della mia idea: se un libro mi prende e, alla fine, mi fa desiderare di leggere altri libri dello stesso autore (e questo nonostante io mi senta presa in giro, che non è esattamente una delle mie sensazioni preferite), è un bel libro, punto.

Aragoste e scherzi infiniti

Infinite Jest | by kzk | giovedì 22 giugno 2006 - 10:16

Mentre Repubblica intervista David Foster Wallace (e Loredana Lipperini ne riprende un paio di risposte) in occasione dell’uscita di Considera l’aragosta, la notizia che più ci fa dire: “mhh?! ..h!?… !!?!” è questa:

David Foster Wallace è nato nel 1962 a Urbana, nell’Illinois. Tra i suoi libri Einaudi Stile libero ha pubblicato Brevi interviste con uomini schifosi e Oblio. È anche autore dei romanzi Infinite Jest (di prossima ripubblicazione in questa collana)

Einaudi ripubblica quindi Infinite Jest? Sarà una nuova traduzione? Se sì, chi affronterà la fatica che già fu di Edoardo Nesi per l’edizione Fandango? E ancora – e soprattutto – perché?

Traduzioni

Infinite Jest | by kzk | mercoledì 4 gennaio 2006 - 12:54

(In questa mattinata di inizio gennaio e di ferie ho avuto il tempo necessario per sfogliare Infinite Jest, in italiano e inglese e verificare la traduzione di un passaggio che da tempo mi incuriosiva. Eccola qui, prima in italiano poi in originale. Per feticisti di IJ e DFW. Il brano è parte di una conversazione telefonica tra Hal e il fratello Orin)

“Per la verità sono contento di averti trovato di persona. Ti avrei chiesto di chiamarmi a razzo.”
“Sarò lieto di chiamarti arazzo se ti fa piacere, O.”
(Nota 110, p. 1344)

‘I’m actually glad I got you in person. I was going to ask you to call me ASAP.’
‘I’m pleased to call you a sap whenever you like, O.’
(Nota 110, p. 1010 ed. Abacus)

[Sap: 1. (biol.) linfa; succo 2. (fig. form.) linfa vitale; vigore; energia; vitalità 3. (fig.) sempliciotto, stupido. (Il nuovo dizionario Hazon Garzanti)]

Salon intervista DFW

Infinite Jest | by kzk | mercoledì 28 dicembre 2005 - 16:36

Laura Miller, su Salon, intervista DFW, si parla di:

American life on the verge of the millennium, the pervasive influence of pop culture, the role of fiction writers in an entertainment-saturated society, teaching literature to freshmen and his own maddening, inspired creation during a recent reading tour for “Infinite Jest”.

(Segnalazione dal Maestrino per caso Vanz)

L’ho fatto!

Infinite Jest | by kzk | domenica 23 ottobre 2005 - 00:12


L’ho comprato, non ho resistito.
Ho, qui con me di ritorno dal Regno Unito, Infinite Jest in edizione inglese.
Una curiosità, una sfida. Soprattutto l’interesse per la scrittura originale di DFW e per il lavoro di traduzione di Edoardo Nesi.
Non so se ce la farò, ovviamente, a (ri)leggermelo tutto in inglese.
Anyway, per chi non conoscesse l’importanza e la portata dell’opera, c’è una pagina di wikipedia che può dare un’idea (e che qua e là contiene qualche spoiler, per cui fate attenzione se avete in mente di leggerlo).

Eric Clipperton

Infinite Jest | by kzk | domenica 7 agosto 2005 - 18:11

“Perchè la leggenda di Clipperton era nata dal fatto che questo ragazzino possedeva un’arma da fuoco semiautomatica Glock 17 custodita con grande cura in una valigetta molto raffinata di legno chiaro con il manico di pelle e una scritta in Tedesco in caratteri Gotici; l’interno in velluto soffice ospitava una concavità a forma di pistola dove la luccicante Glock 17 veniva riposta, e un altro piccolo spazio rettangolare per il caricatore da 17 colpi; e il ragazzo si portava la valigetta e la Glock 17 in campo insieme agli asciugamani, l’acqua, le racchette e la borsa, e da questa prima apparizione al torneo juniores della East Coast rese pubblica la sua intenzione di farsi saltare il cervello in pubblico, proprio lì sul campo, se avesse perso, anche una volta sola.”
(DFW, Infinite Jest, p. 545)